Infortunio dell’alunno all’interno della Scuola: Dirigente è responsabile

Il Dirigente Scolastico è responsabile per l’infortunio occorso ad uno studente a causa di una zona pericolosa dell’istituto non messa in sicurezza. Lo ha precisato la Suprema Corte di Cassazione, IV Sezione penale, nella sentenza n. 37766/2019, respingendo il ricorso della Dirigente Scolastica e del R.S.P.P. dell’Istituto, entrambi ritenuti responsabili e condannati per il reato di lesioni colpose gravi nei confronti di uno studente ed al risarcimento dei danni.

Nel dettaglio, uno studente che aveva sostenuto l’esame di maturità alcuni giorni prima, si era recato nuovamente a scuola per assistere all’esame orale di un suo compagno. L’esame si teneva in un’aula al secondo piano dell’edificio, aula alla quale si accedeva da un corridoio quadrangolare che delimitava, all’interno, un solaio lucernaio sul quale si aprivano dei cupolini, la cui finalità era fare entrare luce al piano sottostante, il primo, adibito ad attività scolastiche. I cupolini erano costruiti in materiale plastico (plexiglass) sottile pochi millimetri e non in grado di sostenere pesi superiori a 50 kg. né urti e non erano protetti da grate o da altri sistemi. L’unico accesso al solaio-lucernaio era costituito da una portafinestra con telaio in alluminio che si apriva nel corridoio percorribile a chi si trovasse nella scuola, porta-finestra che era antistante proprio l’aula nella quale quel giorno si sostenevano le prove di maturità.

Il giorno dell’incidente la porta di alluminio che di norma era tenuta chiusa con un piccolo lucchetto quel giorno era stata aperta dalla collaboratrice scolastica per fare passare aria nel corridoio come era già stato fatto altre volte in passato-

Il ragazzo essendo inciampato mentre camminava nella battuta a terra della porta in alluminio in questione, cadde in avanti, sfondò con il suo peso il fragile cupolino che era posto a soli settanta centimetri dalla base della porta, cadde al piano di sotto precipitando per più di sette metri, riportando gravi lesioni, plurime fratture, sfregio permanente del viso ed indebolimento permanente della teca cranica.

La posizione del Dirigente Scolastico.

Secondo la difesa il dirigente scolastico è effettivamente un “datore di lavoro” con alcune particolarità, non essendo proprietario degli immobili scolastici ed essendo, quindi, privo dei poteri di spesa e decisionali per risolvere i problemi degli edifici scolastici. Sempre secondo la difesa, il suo dovere sarebbe quello di informare e sollecitare gli enti proprietari competenti (Comune e/o Provincia) e, in caso di insufficienza o inerzia degli interventi, di porre in essere tutte le iniziative necessarie alla salvaguardia della incolumità sino ad arrivare nei casi estremi alla sospensione dell’attività scolastica.

Affermano gli Ermellini: “E’ certamente vero che «Nelle pubbliche amministrazioni, ai fini della normativa sulla sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano poteri gestionali, decisionali e di spesa»  e che la ricorrente era priva dei poteri di spesa. Nondimeno, non può trascurarsi che «In tema di prevenzione infortuni nelle istituzioni scolastiche, soggetto destinatario dell’obbligo di sicurezza è il dirigente che abbia poteri di gestione» (Sez. 3, n. 23012 del 17/05/2001), poteri di gestione incontestabilmente riconosciuti ed effettivamente svolti dalla prof.ssa, la quale, come correttamente ritenuto dai Giudici di merito, avrebbe potuto e, soprattutto, dovuto segnalare alla Provincia le problematiche dell’istituto alla stessa affidato, nel caso di specie la insicurezza del solaio in questione per la presenza di apertura coperte da fragili lucernai, illustrando la situazione e chiedendo e sollecitando i conseguenti interventi strutturali. Ciò che, invece, non fu fatto, avendo i Giudici di merito accertato che le richieste, pur in effetti inoltrate all’ente territoriale ed ad altri soggetti pubblici, non contenevano però alcuna menzione della problematica in questione, che non poteva ritenersi compresa in diciture estremamente generiche relative a “ringhiere”, a “terrazzi” e ad “adeguamento porte”, di sicurezza e non. Si preferì, invece – hanno conformemente stimato Corte di appello e Tribunale – affidarsi ad una soluzione, per così dire, “artigianale”, che si rivelò purtroppo in concreto insufficiente per eliminare il pericolo: ed è, dunque, nell’errato inquadramento originario e nella inidonea gestione nel tempo del problema che è stata rilevata la mancanza di prudenza e, dunque, la colpa della dirigente scolastica.

La sentenza è scaricabile dalla Sezione Biblioteca di questo sito.

 

 

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Author: Redazione