Permessi retribuiti al personale docente

E’ superfluo, ma indispensabile, ritornare su una tematica ampiamente dibattuta in ambito giurisprudenziale, che ha fatto non poca luce su un diritto intangibile in capo ai docenti, di poter richiedere in corso di anno scolastico quei “permessi retribuiti” senza che vi sia alcuna intromissione di sorta da parte del dirigente scolastico. Ebbene, i permessi retribuiti sono infatti un diritto e come tale non possono essere sottoposti ad alcun potere discrezionale, sbaglia chi si fa convincere altrimenti, rinunciando così, non solo ad un diritto contrattualmente sancito, ma addirittura creando, talvolta, se non spesso, nel proprio ambiente di riferimento una consuetudine contra legem, che di fatto viene poi estesa indistintamente a tutti i dipendenti che ne facciano richiesta. Insomma in alcune scuole la previsione contrattuale dell’art.15, comma 2, verrebbe spesso derogata dai dirigenti scolastici, venendo ad assumere una connotazione troppo “discrezionalistica”, tenuto conto che il loro modo di agire con questa prassi inconsueta, sarebbe dovuto, il più delle volte, alla mancanza da parte dei docenti interessati di far valere proprio tale diritto.
Prima di entrare nel merito, più di quanto non abbia già fatto in questi ultimi tempi la giurisprudenza giuslavoristica, appare quanto mai opportuno chiarire il significato della dicitura “motivi personali o familiari”, enunciata nell’art.15, comma 2 del CCNL 2006-2009. L’interpretazione viene infatti fornita da una remota sentenza della Corte dei Conti, risalente al 1984, in cui si affermava che i motivi personali o familiari “possono identificarsi con tutte quelle situazioni configurabili come meritevoli di apprezzamento e di tutela secondo il comune consenso, in quanto attengono al benessere, allo sviluppo ed al progresso dell’impiegato inteso come membro di una famiglia o anche come persona singola. Pertanto, non deve necessariamente trattarsi di motivi o eventi gravi (con la connessa attribuzione all’ente di un potere di valutazione della sussistenza o meno del requisito della gravità), ma piuttosto di situazioni o di interessi ritenuti dal dipendente di particolare rilievo che possono essere soddisfatti solo con la sua assenza dal lavoro” (Corte dei Conti, sez. contr., 3 febbraio 1984, n.1415).
Alcune delle sentenze in questione, vedi la sentenza n.271 del 2013 del Tribunale di Sciacca, la sentenza n.309 del 2012 del Tribunale di Lagonegro ed in ultimo la sentenza n.288 del 2011 del Tribunale di Monza, fanno luce sugli aspetti fondamentali che possono essere di aiuto qualora si configuri un rifiuto dirigenziale di concedere la fruizione dei permessi retribuiti ai dipendenti:
· il potere discrezionale che molti dirigenti scolastici si attribuiscono malgrado non vi sia alcuna traccia contrattuale legittima;
· il principio in capo al dipendente di documentare i permessi anche “mediante autocertificazione” e in ordine a questo punto stabilire quale sia il limite entro cui sia possibile giustificare apertamente i propri motivi personali e familiari;
· il diritto del dipendente di fruire, qualora avesse esaurito i tre giorni di permessi retribuiti, per gli stessi motivi addotti nell’art.15 comma 2, “motivi personali o familiari”, dei “sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art.13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.
La norma contrattuale di riferimento è la seguente:
C.C.N.L. 2006-2009 art, 15, comma 2 (Permessi retribuiti)
“Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, sono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.
Il C.C.N.L. prevedeva la possibilità della fruizione aggiuntiva di sei giorni di permessi retribuiti con le stesse modalità previste dal su citato art. 15, comma 2. Tale clausola contrattuale è stata poi riconfermata anche nel vigente C.C.N.L. sottoscritto il 19 aprile 2018, il quale all’art. 1, comma 10 prevede che:
“Per quanto non espressamente previsto dal presente CCNL, continuano a trovare applicazione le disposizioni contrattuali dei CCNL dei precedenti comparti di contrattazione e le specifiche norme di settore, in quanto compatibili con le suddette disposizioni e con le norme legislative, nei limiti del d.lgs. n. 165/2001”.
I permessi retribuiti ai sensi dell’art.15 comma 2 si configurano come un diritto che il dipendente chiede a domanda, senza che sia prevista alcuna concessione discrezionale. La fruizione di tale diritto è quindi subordinata soltanto ad una formale richiesta che deve trovare giustificazione in motivi personali o familiari. La discrezionalità del dirigente scolastico è esclusa a priori; nelle sentenze sopracitate si legge infatti “nessuna discrezionalità è lasciata al Dirigente Scolastico in merito all’opportunità di autorizzare il permesso e le ferie per queste particolari ipotesi, né, in particolare, gli è consentito di comparare le esigenze scolastiche con le ragioni personali o familiari certificate per cui il permesso è richiesto, ma avrà solo un controllo di tipo formale in merito alla presentazione della domanda; né, tanto meno, è consentito al Dirigente Scolastico porre delle regole preventive che vietino o restringano la possibilità per i docenti di usufruire dei permessi o delle ferie in periodo di attività didattica, qualora queste siano richieste per motivi personali o familiari” (Tribunale di Monza 2011, Tribunale di Lagonegro 2012); a ciò si aggiunga il parere dell’ARAN prot. n.2698 del 2011 in cui è esplicitamente affermato che “la previsione contrattuale generica ed ampia di motivi personali o familiari e la possibilità che la richiesta di fruizione del permesso possa essere supportata anche da autocertificazione, a parere dell’Agenzia, esclude un potere discrezionale del dirigente scolastico il quale, nell’ambito della propria funzione – ai sensi dell’art.1 del CCNL 11/4/2006 così come modificato dal CCNL 15/7/2010 relativo al personale dell’area V della dirigenza e ai sensi dell’art.25 del D.Lgs. 165/2001 – è preposto al corretto ed efficace funzionamento dell’istituzione scolastica nonché alla gestione organizzativa della stessa”.

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Author: Redazione