Carcere per il docente che insulta gli studenti

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato il carcere per l’insegnante aggressiva che insulta con termini volgari e offensivi gli alunni e li saluta con il dito medio.

Confermata la condanna alla pena della reclusione per l’insegnante responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione per aver insultato ed offero con aggressività i suoi alunni adolescenti, determinando, in tal modo un concreto pericolo per la salute psichica dei ragazzi di età compresa tra 14 e 15 anni.

Questa sinteticamente la decisione della Corte di Cassazione contenuta nella sentenza n. 7011 del 23/02/2021 che ha posto fine alla vicenda giudiziaria che andiamo di seguito ad illustrare.

Con sentenza del 08/10/2019 la Corte d’appello di Venezia, in parziale riforma di quella in data 05/02/2018 del Tribunale di Padova rideterminava in mesi tre di reclusione la pena comminata all’insegnante responsabile del reato di abuso dei mezzi di correzione di cui agli artt. 81 e 571 del c.p. per aver rivolto epiteti ingiuriosi ai suoi alunni di età compresa tra 14 e 15 anni (evitiamo di riscrivere gli epiteti indecenti che sono comunque leggibili all’interno della sentenza allegata, come sempre, alla fine di questo articolo) durante le ore di lezione, per aver mostrato il dito medio, di averli spintonati e colpiti con libri o registri, per aver lanciato loro oggetti, ledendone la dignità e facendone derivare il pericolo di una malattia nel corpo e nella mente.

La Suprema Corte giunge alla suddetta decisione perché la condotta aggressiva, volgare ed offensiva della docente è stata dimostrata dalla documentazione acquisita e dalle dichiarazioni del dirigente scolastico (che aveva ricevuto numerose segnalazioni dai genitori e per ben due volte aveva sanzionato l’insegnante) di alcuni studenti e di due genitori degli stessi.

Negate anche le circostanze attenuanti alla luce della decisione del Giudice di primo grado, essendo irrilevante la sola incensuratezza.

L’imputata ricorre in Cassazione che rigetta il ricorso con le motivazioni indicvate in sentenza e condanna la ricorrente anche al pagamento delle spese processuali.

 

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