Congedo di paternità: spetta anche ai dipendenti della scuola?

La legge 28.12.2012, n. 92, con l’art. 4, comma 2, lett. a), ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento, in via sperimentale e a valere per gli anni 2013, 2014 e 2015, l’obbligo per il genitore di assentarsi dal lavoro, entro 5 mesi dalla nascita del figlio, per 1 giorno.
Aggiuntivamente, lo stesso genitore poteva fruire di altri 2 giorni di astensione facoltativa dal lavoro; giorni, in questo caso, da detrarre dal periodo di congedo obbligatorio della madre e, quindi, in accordo con essa.
La disposizione legislativa, pur avendo carattere sperimentale e, quindi, una precisa limitazione temporale, è stata prorogata e implementata da ulteriori norme primarie.
Negli anni successivi, infatti, pur rimanendo invariato il periodo di fruibilità – 5 mesi dalla nascita del figlio – si dava, per il padre, la seguente situazione:
• 2 giorni di congedo obbligatorio e 2 giorni di astensione facoltativa (sempre in alternativa al congedo obbligatorio della madre), per il 2016 e il 2017;
• 4 giorni di congedo obbligatorio e 1 giorno di congedo facoltativo (ovviamente decurtato dal congedo obbligatorio della madre), per il 2018.
Infine, con la legge di bilancio 2019 (L. 145/2019, art. 1, comma 278), l’istituto giuridico è stato, ancora una volta, prorogato e rivisto: al padre competono 5 giorni di congedo obbligatorio e 1 giorno di congedo facoltativo, detratto, per volontà e scelta della madre, dalla propria astensione obbligatoria.
Le diverse leggi che hanno regolamentato il congedo di paternità (congedo che spetta, è bene precisarlo, anche al padre adottivo o affidatario), hanno identificato il soggetto fruitore nel “lavoratore dipendente”. E tale locuzione, in alcuni casi, ha generato un equivoco: si è ritenuto, cioè, che il congedo in parola fosse utilizzabile da tutti i dipendenti, privati e pubblici. Così non è. Il congedo di paternità, sia obbligatorio che facoltativo, riguarda e concerne ab origine solo ed unicamente i dipendenti del settore privato. Infatti, il Dipartimento della Funzione pubblica, con parere n. 8629 del 20.02.2013 indirizzato al Comune di Reggio Emilia, tanto ha precisato in merito: “… la normativa in questione – congedo obbligatorio e congedo facoltativo del padre lavoratore – non è direttamente applicabile ai rapporti di lavoro dei dipendenti della pubbliche amministrazioni (…), atteso che, come disposto dall’art. 1, commi 7 e 8, della (…) l. n. 92 del 2012, tale applicazione è subordinata all’approvazione di una apposita normativa su iniziativa del Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione”.
La predetta preclusione è vigente a tutt’oggi. Il Ministro competente non ha ancora emanato il Decreto inteso a definire ambiti, modalità e tempi per estendere il congedo di paternità ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.

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