Il congedo parentale

Il D. Lgs. 151/2001 disciplina il congedo parentale prevedendo per i genitori un periodo di assenza facoltativa dal lavoro legato alla nascita di un figlio o comunque legato alla maternità o paternità (figli naturali, adottivi e in affidamento). Questo periodo di astensione facoltativa si aggiunge alla maternità obbligatoria spettante per cinque mesi oltre gli eventuali periodi di interdizione anticipata e/o posticipata.
Il congedo parentale spetta a tutto il personale in servizio (docente ed ATA) sia a tempo determinato (anche per supplenza breve) che indeterminato senza alcuna distinzione tra le due tipologie contrattuali.
L’art. 32 del D. Lgs. N. 151/2001 modificato dal D.Lgs. n. 80/2015 riconosce ai genitori il diritto di astenersi dal lavoro, per ogni figlio, per un periodo, continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi complessivi (divisi tra entrambi i genitori) fino al 12 anno di vita del figlio.
Il congedo parentale spetta al genitore richiedente anche nel caso in cui l’altro genitore non ne abbia diritto (in quanto non lavoratore, lavoratore autonomo o libero professionista).
I genitori possono usufruire del congedo parentale anche contemporaneamente fermo restando il limite temporale previsto dalla legge (dieci/undici mesi concessi ad entrambi).
Al pari delle altre tipologie previste dal D.Lgs. 151/2001 (congedi di maternità/paternità, malattia del bambino) non è prevista la visita fiscale. Il lavoratore in congedo parentale non è soggetto a controlli fiscali né ha l’obbligo di rispettare fasce orarie di controllo.
Nel caso di genitore solo (o la madre o il padre) il congedo spetta a lui solo per un periodo continuativo o frazionato, compressivamente non superiore a 10 mesi (nel calcolo vanno considerati tutti i periodi eventualmente fruiti in precedenza da entrambi i genitori) entro il 12 anno di età del bambino.
La condizione di genitore solo si verifica solo in caso di:
• Decesso di uno dei genitori;
• Abbandono del figlio da parte di uno dei genitori;
• Affidamento del figlio ad uno solo dei genitori, risultante da un provvedimento formale;
• Non riconoscimento del figlio da parte di un genitore.
La situazione di ragazza madre o genitore single non comporta in automatico la condizione di genitore solo: deve infatti anche risultare il non riconoscimento dell’altro genitore.
Situazione analoga vale per il genitore separato: nella sentenza di separazione deve risultare che il figlio è affidato ad uno solo dei genitori.
Per quanto attiene la retribuzione l’art. 1 comma 2 del D. Lgs. 151/2001 dispone che: “Sono fatte salve le condizioni di maggior favore stabilite da leggi, regolamenti, contratti collettivi, e da ogni altra disposizione”.
L’art. 12, comma 4 del C.C.N.L. 2006-2009 dispone: “nell’ambito del periodo di astensione dal lavoro previsto dall’art. 32, comma 1, lettera a) del D.Lgs. n. 151/2001 per le lavoratrici madri o in alternativa per i lavoratori padri, i primi trenta giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori e fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio e sono retribuiti per intero, con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute”.

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