Open Day nelle scuole: nessun obbligo per i docenti, attività volontaria e retribuita secondo il CCNL 2019/2021

L’Open Day nelle scuole italiane torna ogni anno al centro di un acceso confronto tra docenti, dirigenti scolastici e personale ATA. Una pratica ormai consolidata nella promozione dell’offerta formativa degli istituti, ma che continua a sollevare dubbi rilevanti sotto il profilo giuridico e contrattuale. Alla base del dibattito c’è una domanda precisa: la partecipazione dei docenti agli Open Day è obbligatoria oppure no? La risposta, alla luce del vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca 2019/2021, è chiara e non lascia spazio a interpretazioni arbitrarie.

Il quadro normativo di riferimento individua in modo puntuale e tassativo gli obblighi di servizio del personale docente. L’articolo 43 del CCNL definisce l’orario di insegnamento, stabilendo un monte ore settimanale che varia in base al grado scolastico: 25 ore nella scuola dell’infanzia, 22 ore più 2 di programmazione nella scuola primaria e 18 ore nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Si tratta esclusivamente di attività didattica curricolare, finalizzata all’insegnamento diretto agli alunni. In questo perimetro non rientra in alcun modo l’Open Day, che non costituisce attività di insegnamento, bensì un momento di presentazione dell’istituto e della sua offerta formativa.

Un secondo riferimento normativo fondamentale è rappresentato dall’articolo 44 del medesimo CCNL, che disciplina le cosiddette attività funzionali all’insegnamento. Qui rientrano le ben note 40+40 ore annue destinate alle attività collegiali, tra cui la partecipazione ai Collegi dei Docenti, ai Consigli di classe, interclasse e intersezione, nonché gli incontri scuola-famiglia e le attività di programmazione e verifica. Anche in questo caso, l’elenco previsto dal contratto ha natura tassativa, ovvero non estensibile per analogia o interpretazione discrezionale. L’Open Day non è menzionato tra tali attività, e questo dato assume un valore determinante: ciò che non è previsto dal contratto non può essere imposto come obbligo di servizio.

La conseguenza giuridica di questa esclusione è che l’Open Day deve essere qualificato come attività aggiuntiva. Il riferimento normativo è l’articolo 45 del CCNL 2019/2021, che disciplina appunto le prestazioni aggiuntive del personale docente. In questo ambito, il principio è inequivocabile: la partecipazione è volontaria e subordinata alla disponibilità del docente. Non solo. Trattandosi di attività extra rispetto agli obblighi contrattuali, essa deve essere retribuita attraverso le risorse del MOF (Miglioramento dell’Offerta Formativa) o altri fondi previsti dal Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).

Un ulteriore elemento di chiarezza riguarda il ruolo degli organi collegiali. Spesso si tende a ritenere che una delibera del Collegio dei Docenti o del Consiglio d’Istituto possa rendere obbligatoria la partecipazione agli Open Day. Si tratta di un’interpretazione errata sotto il profilo giuridico. Gli organi collegiali possono certamente organizzare l’evento, definirne le modalità operative e stabilire criteri di partecipazione o compenso, ma non hanno il potere di modificare la natura giuridica delle prestazioni lavorative stabilite dal contratto nazionale. In altre parole, non possono trasformare un’attività volontaria in un obbligo.

Questo principio trova fondamento non solo nella gerarchia delle fonti del diritto, ma anche nella consolidata giurisprudenza in materia di pubblico impiego contrattualizzato, secondo cui il contratto collettivo nazionale prevale sulle disposizioni interne delle singole amministrazioni. Qualsiasi imposizione che ecceda i limiti contrattuali può configurare un comportamento illegittimo, con possibili ricadute anche sotto il profilo del contenzioso.

La questione assume una rilevanza concreta nella gestione quotidiana delle istituzioni scolastiche. Da un lato, i dirigenti scolastici sono chiamati a promuovere efficacemente l’immagine e l’offerta formativa dell’istituto, in un contesto di crescente competizione tra scuole. Dall’altro, devono operare nel pieno rispetto delle norme contrattuali, evitando forzature che potrebbero ledere i diritti del personale. Per i docenti e il personale ATA, invece, la corretta interpretazione delle disposizioni contrattuali rappresenta uno strumento di tutela fondamentale, che consente di distinguere chiaramente tra obblighi di servizio e prestazioni aggiuntive.

In definitiva, l’Open Day si configura come un’attività importante per la vita della scuola, ma non può essere imposto come obbligo ai docenti. La partecipazione deve rimanere una scelta libera, eventualmente incentivata attraverso un adeguato riconoscimento economico. Il rispetto di questo equilibrio è essenziale per garantire un corretto funzionamento dell’istituzione scolastica, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e delle esigenze organizzative.