Sentenza Corte d’Appello di Bologna: destituzione del docente trasformata in sospensione di sei mesi

La Corte d’Appello di Bologna, sezione lavoro, con la sentenza n. 413/2025 (pubblicata il 29 luglio 2025), si è pronunciata su un caso molto delicato che riguarda un docente di scuola superiore accusato di aver tenuto comportamenti inappropriati nei confronti di una studentessa.

 

Il procedimento nasce da tre episodi segnalati dall’alunna:

  1. il professore l’avrebbe colpita sul sedere con un libro/agendina davanti all’intera classe;
  2. in un’altra occasione le avrebbe sfiorato il fianco con la mano;
  3. infine, l’avrebbe presa per i fianchi con la scusa di controllare i compiti.

 

La dirigente scolastica, ritenendo i fatti gravi, aveva disposto la sospensione cautelare del docente e successivamente, tramite l’Ufficio Procedimenti Disciplinari, era stato adottato il provvedimento massimo: la destituzione dal servizio.

 

Il docente aveva impugnato la decisione davanti al Tribunale di Modena, che però aveva confermato la sanzione. Da qui l’appello alla Corte di Bologna.

 

Le valutazioni della Corte

La Corte ha analizzato in modo dettagliato le prove e le testimonianze, arrivando a una conclusione intermedia tra la linea dura della scuola e la totale assoluzione chiesta dal docente.

Primo episodio (la “pacca con il libro”)

È stato ritenuto provato senza dubbio: il docente ha colpito la studentessa sulla natica con un libro/agendina davanti alla classe. Tuttavia, i giudici hanno escluso la connotazione sessuale del gesto. Si è trattato – secondo la Corte – di un atto punitivo, rabbioso, certamente inopportuno e lesivo della dignità della ragazza, ma non finalizzato a soddisfare impulsi sessuali.

 

Secondo e terzo episodio (lo sfioramento del fianco e la presa per i fianchi)

Qui le prove non hanno retto: la stessa studentessa in giudizio ha modificato o addirittura dimenticato quanto inizialmente dichiarato. Nessun compagno ha confermato i fatti e non è stata sporta denuncia penale. Per la Corte, quindi, non c’erano elementi sufficienti per considerarli provati.

 

La decisione finale

Alla luce di queste valutazioni, la Corte ha ritenuto sproporzionata la destituzione definitiva dal servizio. Ha quindi annullato la sanzione espulsiva e l’ha sostituita con una sospensione dal servizio senza stipendio per sei mesi, che rappresenta la pena disciplinare massima prevista dal contratto collettivo per “atti lesivi della dignità della persona”.

Inoltre, le spese legali sono state interamente compensate tra le parti, vista la complessità del caso.

 

La decisione è interessante per diversi motivi:

ribadisce che non ogni gesto inappropriato verso uno studente ha automaticamente natura sessuale: occorre valutare il contesto, l’intenzione e le prove;

conferma che un comportamento anche privo di connotazione sessuale può comunque avere grande rilevanza disciplinare, se umilia o offende la dignità di un alunno;

sottolinea l’importanza del principio di proporzionalità delle sanzioni: non sempre la misura più severa è la più giusta, soprattutto quando i fatti contestati non sono tutti provati.

 

Il caso insegna che nella scuola il rispetto reciproco è fondamentale. Un docente deve sempre mantenere autocontrollo, evitando gesti che possano essere percepiti come offensivi o, peggio, ambigui.

Allo stesso tempo, la giustizia deve valutare con attenzione le prove, distinguendo tra comportamenti realmente a sfondo sessuale e atti comunque gravi ma di altra natura.

La Corte d’Appello di Bologna ha trovato un equilibrio: da un lato ha riconosciuto l’illegittimità della destituzione definitiva, dall’altro non ha minimizzato la gravità dell’atto compiuto, applicando una lunga sospensione.

Una sentenza che farà discutere, ma che offre anche un importante spunto di riflessione su come il diritto scolastico debba conciliare tutela degli studenti e garanzie dei lavoratori.

 

Corte D’Appello di Bologna – Sentenza n. 413 del 29/07/2025