Il TAR Lazio annulla la bocciatura di una studentessa con DSA: la Commissione le aveva negato le mappe concettuali. Ecco cosa cambia.
Esame di Stato e studenti con DSA: la sentenza che fa scuola
Il TAR del Lazio, con la sentenza n. 16048 del 5 settembre 2025, ha accolto il ricorso di una studentessa con Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) che era stata bocciata all’Esame di Stato perché la Commissione d’esame le aveva negato l’uso degli strumenti compensativi.
Questa decisione è destinata a fare da precedente importante in materia di diritto allo studio e inclusione scolastica.
La vicenda: cosa è successo durante l’Esame di Stato
La studentessa, candidata esterna in un liceo delle Scienze Umane, aveva una certificazione medica che attestava difficoltà nella lettura e nel calcolo. La Legge 170/2010 le garantiva l’uso di strumenti compensativi come le mappe concettuali.
Nonostante ciò, durante il colloquio orale del 30 giugno 2025, la Commissione ha vietato l’uso delle mappe. La ragazza, in preda a un forte blocco emotivo, non è riuscita a concludere la prova ed è stata dichiarata non idonea.
Il ricorso al TAR Lazio: i diritti negati
Attraverso il proprio avvocato, la studentessa ha impugnato i verbali della Commissione, sostenendo che la bocciatura fosse illegittima per:
- violazione della Legge 170/2010 sui DSA;
- inosservanza del D.Lgs. 62/2017, che impone di rispettare le certificazioni mediche;
- violazione dei principi costituzionali di uguaglianza e diritto allo studio (artt. 3 e 34 Costituzione).
La decisione del TAR: esame da ripetere con gli strumenti compensativi
Il TAR Lazio ha riconosciuto le ragioni della ricorrente e ha stabilito che la Commissione aveva l’obbligo di autorizzare l’uso degli strumenti compensativi. Negarli ha rappresentato una violazione grave, contraria al principio di inclusione e al diritto allo studio.
Per questo motivo i giudici hanno:
- annullato i verbali della Commissione;
- ordinato al Ministero dell’Istruzione di far ripetere l’esame, con le dovute misure di supporto;
- condannato l’amministrazione al pagamento di 1.500 euro di spese legali.
Perché questa sentenza è fondamentale per gli studenti con DSA
La sentenza del TAR Lazio non riguarda solo una singola studentessa, ma ribadisce alcuni principi chiave:
- Il diritto agli strumenti compensativi è tutelato dalla legge e non può essere messo in discussione dalla Commissione;
- Le scuole devono rispettare le certificazioni mediche e adattare prove ed esami di conseguenza;
- Negare tali strumenti equivale a creare una disparità di trattamento e a compromettere il diritto allo studio.
Questa decisione, quindi, è un messaggio forte e chiaro: gli studenti con DSA hanno gli stessi diritti degli altri e devono essere messi nelle condizioni di dimostrare le proprie competenze.
Il caso dimostra come la giustizia amministrativa possa diventare un baluardo a difesa dei diritti degli studenti più fragili. La scuola deve essere un luogo di crescita e inclusione, non un terreno di discriminazioni.
Il TAR Lazio ha ricordato a tutti – famiglie, docenti e istituzioni – che l’inclusione non è una concessione, ma un diritto garantito dalla legge.